Ercole Panico

Pubblicato il 15 dicembre 2020 sulla rivista culturale on line Il pensiero mediterraneo


Laura De Vita, nel suo volume Ercole Panico (1835 – 1891). La vita e le opere di un brillante e geniale musicista dell’800 gallipolino con prefazione di Elio Pindinelli, stampato nell’agosto 2020 (Tip. CMYK) e presentato ufficialmente al pubblico il 13 settembre presso la Biblioteca Comunale di Gallipoli, dopo aver esplorato il ruolo delle fanfare in epoca risorgimentale e aver narrato le vicende di Michele Panico, capobanda più turbolento del periodo, recupera la preziosa storia di uno dei suoi figli, Ercole, musicista molto noto in tutto il Sud Italia, oltre ad essere un personaggio piuttosto discusso e chiacchierato.

Ercole Antonio Leonardo Panico nacque il 2 gennaio 1835 in Neviano; da tutti soprannominato Ercolino, visse gran parte della sua vita in Gallipoli, dopo essersi perfezionato presso il Conservatorio che ha oggi il nome di San Pietro a Majella, a Napoli, città dove aveva stretto amicizia con molti giovani patrioti. Nella fanfara paterna suonava la cornetta (odierna tromba), e così in orchestra durante l’esecuzione delle opere liriche; alla morte del padre,nel 1861, Ercole prese il suo posto nella direzione della fanfara di Gallipoli, città alla quale rimase indissolubilmente legato per tutta la vita. Egli condusse una vita di eccessi, disordinata e stravagante, ma fu soprattutto protagonista di grandi trionfi musicali. In vita ricevette molti attestati di lode a firma di grandi maestri come Lauro RossiPaolo SerraoMichele Ruta; l’Associazione Musicale di Palermo gli consegnò un diploma con medaglia d’oro per meriti artistico-musicali.

Sotto di lui, la fanfara cominciò a prestare servizio a spese del Comune, non trascurando però di recarsi anche in altri centri pugliesi dove veniva spesso invitata (banda da giro); era inoltre chiamata per intervenire durante i funerali di grande importanza ed era molto ben remunerata. Nel 1888 Ercole trasformò la Fanfara in Banda così come la conosciamo oggi, aggiungendo nuovi strumenti musicali e reclutando molti nuovi musicisti.

E poiché, come si dice, buon sangue non mente, egli fu fervente patriota, iscritto alla Giovine Italia e uno dei primi associati alla nuova Loggia Massonica intitolata a Tommaso Briganti, insediata in Gallipoli nell’aprile 1866 da Giuseppe Libertini. Strinse una fraterna amicizia con i repubblicani più celebri dell’epoca, in particolare con Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, del quale conservava gelosamente la corrispondenza epistolare e le fotografie.

Quando Ercole morì, il 14 aprile 1891, presumibilmente per un tumore alla vescica, molti periodici dell’epoca ne diedero l’infausto annuncio e la Loggia Massonica Tommaso Briganti gli preparò uno dei più imponenti funerali che la storia gallipolina ricordi, funerale che si svolse integralmente con rito massonico, nonostante nel fare la toletta al cadavere, al collo del defunto fosse stata rinvenuta una catenina d’oro con appesi un Crocifisso ed una medaglietta con l’immagine di Gesù: una scoperta sorprendente, tenuto conto che il maestro era da tutti considerato ateo.

Dopo la sua morte, la figura di Ercolino è divenuta quasi leggenda: per più di un secolo, la sua vita e le sue opere sono rimaste avvolte nel mistero. Gli appassionati di musica e tradizioni locali conoscevano solo pochissime notizie biografiche, per lo più estrapolate dai giornali dell’epoca, ed alcune composizioni sacre, gelosamente custodite negli archivi delle Confraternite della Città di Gallipoli e ancora oggi eseguite in occasione di particolari festività, come l’imponente Inno Cristo è morto, irrinunciabile colonna sonora della processione dell’Urna durante il Venerdì Santo.

L’autrice del volume, oltre a tracciare il profilo umano dell’artista, raccontando notizie ed episodi inediti, ha ripubblicato numerose composizioni che si ritenevano ormai perdute: tre Album di marce, polke, mazurke, valzer, canzoni ed inni, per un totale di ventuno brani, molti dei quali composti in occasione di eventi di rilievo o dedicati ai personaggi illustri del tempo, tra cui anche Margherita di SavoiaBenedetto Cairoli e lo stesso Giuseppe Garibaldi.

La varietà e la freschezza delle idee melodiche, sempre estrose e mai ripetitive, sintomo di un’inventiva musicale inesauribile; l’abilità e la sicurezza compositive sono solo alcune delle caratteristiche della produzione musicale di Ercole Panico che la rendono interessante e capace di mantenere sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore. Dalle vivaci composizioni ritrovate emerge prepotentemente la personalità dell’artista come ci è stata descritta dalle fonti. Gustosissimi sono gli aneddoti riportati che dipingono il maestro come un artista geniale e volubile, come uomo irascibile ma di buon cuore, sempre di corsa tra alcool, gioco d’azzardo, riunioni segrete e chiassosi concerti in compagnia di amici e discepoli musicisti.

Luigi Solidoro

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Per Luigi

Pianista e Compositore

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